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Un cantante e chitarrista afroamericano che scopre il blues in… Germania. La storia di Big Daddy Wilson è così bizzarra da sembrare inventata. Indicativa, però, di come i generi musicali, specialmente negli Stati Uniti, siano ancora separati. Il blues non sarà più «la musica del diavolo», come veniva chiamato all’inizio del ‘900, ma non è un genere che si insegna nelle comunità religiose.

Wilson, nato una cinquantina di anni fa nel paese di Edenton, in North Carolina, resta orfano di padre da piccolo e viene allevato da parenti molto poveri. Da ragazzo lavora nei campi di tabacco e di cotone, canta nel coro della parrocchia, va poco a scuola e sogna di fuggire. Come per molti altri della “lower class”, la via di uscita è l’esercito: così mette la firma e lo mandano in Germania. Qui incontra una ragazza tedesca (poi sua moglie) ma soprattutto scopre il blues per la prima volta. «In South Carolina cantavo gospel in chiesa e alla radio c’era solo country music. Al mio primo concerto blues, in Germania, è stato come ritrovare una parte di me che non sapevo di avere fino a quel momento». «La prima volta che mia sorella mi ha visto in concerto, in Germania», ha raccontato Wilson, «è rimasta stupefatta. Continuava a dire: no, non ci credo; quello non è mio fratello». Il suo disco d’esordio, “Love is the key”, contiene “Anna”, la poesia, scritta per sua moglie, diventata poi una canzone. Ad aiutarlo il collega Eric Bibb, specie nell’autobiografico “Country boy”. «Sono felice della sua presenza», ha detto Big Daddy a proposito dell’amico-mentore più famoso e “inserito” di lui, «perché da Eric ho imparato molto».

The Band:
Big Daddy Wilson - Lead Vocals
Paolo Legramandi - bass
Cesare Nolli - guitar
Nicolò Ivano Taccori - drums
Vincenzo Messina - keyboards