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DATE

gio29 ott21:00

HAMLET - CRONACHE DALL'INTERZONA

Da € 9,00 Acquista
ven30 ott21:00

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sab31 ott21:00

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dom01 nov21:00

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Info Evento

HAMLET - CRONACHE DALL'INTERZONA

di Pasquale Stanziale
adattamento di Antonio Perretta
regia di Leda Kreider
con Antonio Perretta, Mauro Lamantia, Leda Kreider
assistente alla regia Noemi Radice
scene Francesca Sgariboldi
costumi Gianluca Carrozza
luci Fabrizio Visconti
progetto sonoro Gianluca Agostini
movimenti scenici Leda Kreider
video Matteo Bonanni
animazioni Martino Prendini
produzione Tieffe Teatro, Centro Teatrale Bresciano, TrentoSpettacoli
con il sostegno di Operaestate Festival Veneto
e con il sostegno di Centro Santa Chiara Trento
progetto vincitore del Bando Vene.Re 2025 a cura del Centro di Residenza del Veneto – Vene.Re

"Ci vorrebbe una notte intera per raccontare di Old Bull Lee; […] le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava i fatti della vita; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo […] in giro per tutti gli Stati Uniti, e in gran parte dell’Europa e del Nord-Africa, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. […] Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle. Ora si dedicava allo studio della tossicodipendenza. […] Passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo; il Bardo Immortale, lo chiamava”.
Jack Kerouac, Sulla Strada

Amleto è il viaggiatore. Non più il principe danese consumato dall’indecisione, ma un nomade del pensiero “figlio del dubbio”, uno spirito inquieto che cerca risposte in un mondo dove la logica è collassata. Qui i suoi tormenti si fondono con il pulsare organico di un’umanità mutante, figure che lui conosce e non conosce, trasfigurate, che parlano una lingua talvolta lucida, talvolta spezzata. Il suo celebre dilemma “Essere o non essere” risuona ora come un’eco distorta, filtrata dalla paranoia, dal desiderio e dalla crudeltà di un’epoca in disfacimento. Probabilmente la nostra epoca contemporanea.

L’Interzona è anche una mappa di conflitti interiori: il desiderio e la colpa, il potere e la disillusione, la carne e il verbo. Qui Amleto dialoga con Gertrude, Claudio, Polonio, Laerte, Ofelia, Jaques Lacan e Burroughs stesso, figura demiurgica e guida scettica che, sin dall’apertura del testo lo sfida a riscrivere il proprio destino. Ogni incontro che si sussegue, diventa per Amleto una battaglia per ridefinire l’identità e il significato della libertà nell’era del tecnocapitalismo.

Pasquale Stanziale (Sessa Aurunca, CE, 11/11/1942), autore teatrale, docente di Storia e Filosofia, già docente emerito di Filosofia teoretica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale — ISSR Caserta, negli anni ha articolato il suo lavoro culturale nell’ambito filosofico e psicoanalitico, socio-antropologico, teatrale e letterario. Stanziale si è occupato in particolar modo dello psicoanalista Jacques Lacan — considerato l’effettivo erede di Freud — mostrando come la psicoanalisi lacaniana costituisca a tutti gli effetti una imprescindibile antropologia entro cui collocare il soggetto moderno.

Stanziale ha compiuto una ricerca sul concetto di Interzona nell’opera letteraria di Burroughs. Un non-luogo, il cui nome trae ispirazione dall’International Zone di Tangeri, Marocco, in cui Burroughs si trovava dopo aver ucciso accidentalmente sua moglie, Joan Vollmer Burroughs.

L’Interzona è un limbo senza confini definiti, creatura del caos visionario di William Burroughs, dove il tempo si disarticola e gli spazi si contorcono sotto il peso di pulsioni non dette. Per avere un’idea più chiara — o, forse, meno chiara — l’Interzona è associabile cinematograficamente alla “Zona” di Tarkovskij (Stalker, 1979).

Kerouac afferma che Burroughs passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo: c’è un continuo rapporto di amore e odio con il Bardo immortale, come lo definisce Burroughs. Per questo Stanziale crea una corrispondenza tra la figura di Amleto, nucleo e centro della letteratura teatrale Shakespeariana di tutti i tempi, e la scrittura/pensiero/vita di William Burroughs, con il suo humour vitreo, il suo rude buonsenso e la sua visionarietà, creando una nuova drammaturgia psichedelica che tiene conto del testo classico e delle (non) regole della Beat Generation.