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Con un nuovo album de La Yegros, arriva anche la promessa di concerti devastanti, anche per quelli che non ballano mai. La cantante sblocca i corpi arrugginiti, irradiando la sua energia come se sputasse palle di fuoco, con la gioia comunicativa tipica dei popoli sudamericani. La fama della sua generosità, che ha viaggiato in tutto il mondo, la precede così rumorosamente che a volte ci si dimentica di considerare la sua musica, e la prodezza che la caratterizza. Il suo terzo album, tuttavia, ribadisce, con maggiore ambizione, il tour de force già raggiunto con “Viene de Me” (Parlophone, 2013) e “Magnetismo” (Soundway, 2016). “Suelta”, che può essere tradotto come un invito a mettere da parte tutto quello che non necessitiamo e che ci opprime, è un album che accelera anche la fusione dei generi musicali che compongono la personalità di questa artista. La Yegros è originaria di Buenos Aires e i suoi genitori sono di Misiones, una provincia del nord-est che si trova tra Brasile e Paraguay. Questa enclave, i cui confini sono porosi verso i ritmi esterni, suona il chamame (un misto di musica polka e Guaranà­) e si riversa sulla cumbia colombiana. Questi due generi, uniti al folklore andino, sono stati poi mescolati al dancehall giamaicano e alla musica elettronica, creando un cocktail di cui solo La Yegros conosce la ricetta. Cresciuta in un sobborgo della capitale cosmopolita, irrigata dalle tradizioni rurali del paese, oggi tra Francia e Argentina, La Yegros mente sulla sua identità, così composita come la sua musica. Questa sincerità si riflette nelle canzoni di Suelta, di cui è autrice e compositrice principale, traendo ispirazione da considerazioni sia intime che sociali, esaltando il ruolo della donna.