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In occasione del 25 aprile, negli spazi del Memoriale della Shoah – Binario 21 di Milano, luogo simbolo del trauma del Novecento e monito universale contro ogni forma di persecuzione, prende forma Liberamente, uno spettacolo tra musica e parola che intreccia più voci, promosso da Milano Classica con un reading a cura della scrittrice Gaia Manzini.

Da una parte, le voci delle autrici e degli autori che hanno vissuto gli anni della Resistenza e che con le loro parole continuano a mostrarci la necessità di ripristinare un ordine etico e morale, facendoci commuovere per il coraggio delle scelte individuali e rivivere il dramma di chi ha rischiato la propria vita e quella dei propri cari. Dall’altra, le voci della musica dei grandi compositori, con pagine che attraversano il Novecento europeo, ne custodiscono le ferite e testimoniano la condizione degli oppressi e delle vittime dei totalitarismi.

Il programma accosta il Quartetto n. 8 di Dmitri Shostakovich (nella versione per orchestra d’archi di Rudolf Barshai), la Sarabande da Simple Symphony di Benjamin Britten e una selezione di miniature armene di Komitas (nell’orchestrazione del Quartetto Indaco). Tre prospettive diverse e complementari: un monologo sul trauma del secolo, un rito musicale sospeso e una memoria fragile ma resistente.

Alle esecuzioni si alternano letture dedicate alla Resistenza, con testi di Leone Ginzburg, Primo Levi e delle donne partigiane che hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta di Liberazione: Ada Gobetti, Joyce Lussu e Renata Viganò.

«Abbiamo immaginato un percorso in cui parola e musica non si illustrano a vicenda, ma si ascoltano e si interrogano», osserva Gaia Manzini. «I testi della Resistenza continuano a parlarci oggi, chiedendoci una responsabilità che riguarda il presente».

«I brani scelti non descrivono un tema, ma portano con sé una memoria», aggiunge Claudia Brancaccio, direttrice artistica di Milano Classica. «Il Quartetto n. 8 di Dmitri Shostakovich, dedicato alle vittime del fascismo e della guerra, è una delle più intense testimonianze musicali contro ogni oppressione. La Sarabande di Benjamin Britten riflette la sua visione pacifista in una forma essenziale e priva di retorica. Le miniature di Komitas custodiscono invece la memoria di una cultura segnata dal genocidio armeno, affidando alla musica il compito di conservare ciò che la violenza ha cercato di cancellare».

Liberamente affianca la forza della parola alla musica per rinnovare la memoria del 25 aprile e il significato universale dell’antifascismo, come responsabilità civile e difesa della dignità umana.

Programma
Presentazione a cura di Gaia Manzini

Lettura da Ada Gobetti, Diario partigiano

Dmitri Shostakovich
Quartetto n. 8 in do minore op. 110
(versione per orchestra d’archi di Rudolf Barshai)

Letture da
Joyce Lussu, Fronti e frontiere
Leone Ginzburg, ultima lettera a Natalia

Benjamin Britten
Sarabande da Simple Symphony

Letture da
Renata Viganò, L’Agnese va a morire
Primo Levi, Il sistema periodico

Komitas
Da Quattordici pezzi sui temi delle canzoni popolari armene
(versione per orchestra d’archi del Quartetto Indaco)

5 – The Red Shawl
n. 7 – Folk Song
n. 8 – Echmiadzin Dance
n. 9 – Stalk Along!
n. 11 – Festive Song